horusoccupato

No al pacchetto (in)sicurezza!

Generale — Inviato da horusoccupato @ 14:13

GIOVEDÌ 25 GIUGNO, ORE 18.00

ASSEMBLEA PUBBLICA IN PIAZZA DELLA MARRANELLA

 

RESPINGIAMO IL PACCHETTO SICUREZZA!

 

Dopo mesi di discussioni, rinvii e voti di fiducia che hanno ignorato ogni forma di protesta, il governo Berlusconi si appresta ad approvare definitivamente in senato il disegno di legge 733, noto come "pacchetto sicurezza": una legge che nega i diritti fondamentali delle persone, siano esse migranti che native.

 

Il pacchetto introduce il reato d'ingresso e soggiorno illegale, che colpisce le persone migranti, cancellando il loro diritto a esistere, all'assistenza sanitaria, all'istruzione e alla casa. Se il ddl sarà approvato, chi è senza permesso di soggiorno non potrà più ricevere cure mediche, riconoscere figlie e figli alla nascita, sposarsi o inviare i soldi a casa.

 

Si introducono le ronde mentre in nome del "decoro urbano" continuano gli sgomberi e la ghettizzazione degli insediamenti rom e le aggressioni di stampo razzista e xenofobo. Le ordinanze dei sindaci limitano il diritto a incontrarsi nei parchi e nei luoghi pubblici o a manifestare per le strade e nelle università.

 

Prima ancora di essere approvato, il pacchetto sicurezza ha già ucciso: dalla donna incinta morta dissanguata a Bari per la paura di essere denunciata in ospedale, alle persone morte nei CIE (centri di identificazione ed espulsione) per le violenze, perché non ricevono un'assistenza sanitaria adeguata o per la disperazione di vedersi consegnare un decreto di espulsione, che significa essere rispedite/i in luoghi di conflitto o nelle carceri libiche, spesso dopo aver vissuto e lavorato duramente e senza diritti per molti anni nel nostro paese.

 

Ma c'è una parte della società che in questi mesi ha espresso nei modi più disparati il proprio dissenso: medici e insegnanti, migranti, rifugiati/e e richiedenti asilo, scuole d'italiano, donne, femministe e lesbiche, gay e trans, studenti e occupanti di casa, singoli/e e associazioni vogliono respingere al mittente il pacchetto sicurezza e le politiche razziste di questo governo. A Roma, come in molte altre città italiane, si sono moltiplicate le iniziative che hanno denunciato con forza le condizioni di vita nei CIE e la brutalità delle politiche dei respingimenti, protestando contro una legge che, dietro una falsa esigenza di sicurezza, nasconde la chiara volontà politica di gestire in maniera repressiva la crisi che stiamo vivendo.

 

Crediamo che sia necessario sentirsi tutte e tutti coinvolti in quanto sta accadendo, creare spazi di dibattito sempre più ampi e moltiplicare le iniziative di protesta in ogni città, a partire dalle giornate di discussione e approvazione del pacchetto sicurezza.

 

Vogliamo prendere la parola, per lottare insieme, italiane/i e migranti, a partire dai nostri territori, perché desideriamo una società aperta all'incontro tra tutte le differenze, perché l'unica sicurezza che vogliamo è libertà e diritti per tutte e tutti!

 

·         Per coordinarci e organizzare momenti di denuncia pubblica sulle norme razziste del pacchetto sicurezza, nella giornata di martedì 30 giugno, nelle modalità che ognuna/o deciderà di mettere in pratica;

 

·         per dire che noi non siamo spie, che noi non denunciamo, che l'unica cosa che respingiamo è il pacchetto sicurezza e che saremo davanti al senato mercoledì 1° luglio, durante la discussione del ddl 733, per gridare forte la nostra rabbia;

 

·         per costruire insieme una mobilitazione nazionale contro i lager che chiamano CIE e il razzismo di Stato nel prossimo autunno;

 

la Rete contro il pacchetto sicurezza invita tutte e tutti a partecipare a un momento di incontro pubblico:

giovedì 25 giugno, alle ore 18.00, in piazza della Marranella,

nel quartiere di Torpignattara, dove convivono tanti/e cittadini/e del mondo e dove il razzismo istituzionale sta tentando di alimentare l'odio per la diversità e la guerra tra poveri/e.

 

RETE CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA

http://nopacchettosicurezza.noblogs.org

pacchettosicurezza@anche.no


Ciao Neda.......

Generale — Inviato da horusoccupato @ 10:29

 

A due settimane dall'inizio delle proteste

Quelli dell’onda verde

Chi sono i protagonisti della rivolta in Iran? 

19 / 6 / 2009

Dopo le due settimane di campagna elettorale e l’ultima settimana di cortei e disordini, una delle domande più ricorrenti, oltre a quella sulle prospettive politiche che possono aprire gli avvenimenti pre e post-elettorali, riguarda la composizione delle migliaia o forse milioni di persone che hanno deciso con il loro protagonismo di dare un’impronta nuova al futuro di questo paese. In Iran i 2/3 della popolazione hanno meno di 30 anni e questo è un dato demografico da cui non si può non partire. Dire però che questa rivolta è genericamente una rivolta dei giovani è senz’altro estremamente semplicistico. Non solo perché nelle lunghe notti di agitazione sociale nei quartieri di Teheran si potevano incontrare molti cinquantenni protagonisti della rivoluzione del ’79, ma anche perché nell’universo giovanile iraniano ci sono molti elementi di complessità da analizzare e interpretare. Caratteristiche culturali e di ceto sociale che rendono la composizione di questo universo difficilmente categorizzabile.

Vediamo ora alcune caratteristiche con cui si presentava la capitale dell’Iran alle porte delle elezioni e di come alcuni tipici aspetti sociali della città siano stati fortemente esposti a cambiamenti nelle ultime settimane. Una riflessione che potrà forse tornarci utile per cercare di fare luce su alcune prospettive possibili delle mobilitazioni.

Teheran è una metropoli sconfinata, all’interno della quale esiste una divisione netta tra i quartieri benestanti del nord e quelli più poveri del sud e questa frattura si ripercuote su una difficoltà relazionale tra gli abitanti di queste due zone della città alimentando diffidenza tra gli uni e gli altri. L’accusa spesso mossa ai ragazzi del nord è di attaccare il regime soltanto per rafforzare i loro privilegi, di emulare il modello culturale occidentale e di trascurare i problemi più importanti del paese. Diamo ora uno sguardo alla partecipazione politica dei giovani di Teheran. Se escludiamo quella parte di giovani che entrano fin da piccoli a far parte delle varie strutture di sostegno e propaganda politico-religiosa a favore del regime, la stragrande maggioranza dei giovani iraniani, del nord così come del sud, hanno finora vissuto la politica da un punto di vista esclusivamente “personale” e nei ristretti spazi della sfera privata. Si trattava di micro-resistenze soggettive attraverso le quali migliaia di giovani hanno progressivamente trasformato la società iraniana imponendo lentamente nuovi diritti e nuove libertà comportamentali. Trasgressioni alla ferrea morale “rivoluzionaria” talmente diffuse da indurre le istituzioni alla tolleranza e infine alla produzione di una nuova legalità meno restrittiva. Abbiamo insomma sempre assistito ad atteggiamenti resistenziali che però, per quanto pregni di spirito politico, non avevano modo di essere espressi in forma collettiva nello spazio pubblico. Il terzo aspetto che vale la pena di prendere in considerazione riguarda il rapporto dei giovani con la rivoluzione e in generale con le istituzioni principali della repubblica islamica. Quasi tutti i giovani in qualche modo attivi negli ultimi anni sulla strada della rivendicazione di nuovi diritti sono nati dopo la rivoluzione e dunque si sentono lontani dallo spirito che segnava i primi anni della repubblica, quelli della guerra con l’Iraq e dell’imporsi del regime islamico. Nonostante questo colpisce il fatto che nelle varie forme resistenziali, anche nelle rare volte in cui hanno avuto visibilità nello spazio pubblico, non abbiamo mai assistito a una vera e propria messa in discussione delle istituzioni principali del regime, soprattutto quella del velayate-faghih, che come massima autorità dello stato (ricordiamo non elettiva) controlla direttamente esercito e telecomunicazioni. Di questi tre aspetti i primi due sono stati senz’altro investiti da visibili trasformazioni. La mobilitazione dell’onda verde, chiassosa e festosa prima delle elezioni e sempre più determinata e radicale nella fase post-elettorale, ha di certo riavvicinato i giovani delle due zone di Teheran. Ormai da settimane ragazzi della high classe con macchine sgargianti scambiano sguardi di complicità con ragazzi che vivono ai margini della città arrivando a organizzare insieme cortei spontanei e blocchi stradali. La decisione di uscire allo scoperto e manifestare la propria voglia di partecipazione e una a volte generica voglia di cambiamento, ha spezzato in più punti il confine che divideva questi due mondi prima così lontani tra loro. In quanto alle caratteristiche della partecipazione politica, ha colpito fin da subito la determinazione con la quale si sia messo in moto una vera e propria conquista dello spazio pubblico. Scendere in strada ha voluto dire per tutti sfondare il muro che per anni ha diviso lo spazio pubblico e lo spazio privato. Cantare cori o costruire barricate nelle strade e nelle piazze è stato da molti vissuto come fattore strategico, di per sé estremamente liberatorio, attraverso cui resistenze, trasgressioni e piccole illegalità sempre più diffuse sono uscite dallo scoperto diventando rivendicazione politica mossa collettivamente. Per quanto riguarda il rapporto con le principali istituzioni non si notano grandi segnali di discontinuità. La rottura delle barriere di classe, lo straordinario protagonismo delle donne, la conquista di visibilità nello spazio pubblico e la radicalità sia del contenuto delle rivendicazioni sia dei metodi di lotta, non sono mai accompagnate da un attacco frontale alla forma del regime e nemmeno da una sua messa in discussione. Nei cori durante i cortei, nei volantini che girano in web e nelle semplici discussioni di strada non c’è quasi mai la traccia di una volontà di rompere i pilastri dell’attuale forma della repubblica islamica e questo sia perché attualmente non esiste un’alternativa immaginabile, sia perché molti credono realmente che l’attuale quadro generale possa comunque garantire innovazioni sociali e politiche anche molto radicali.

A una settimana dalle contestate elezioni molti ragazzi cominciano a rendersi conto che senza una sponda forte a livello istituzionalmente alto, l’onda verde fatica a trovare uno sbocco concreto in termini di conquiste, anche se d’altro lato sanno che hanno già fatto qualcosa di grande con cui i dispositivi di potere non possono non misurarsi. Questa sponda potrebbe essere ben rappresentata da Mousavi, ma l’ex primo ministro sta rischiando un forte isolamento all’interno dei quadri di potere. Di certo prende corpo ogni giorno di più la consapevolezza che le prospettive future sono indefinibili, ma dopo quello che è successo indietro non si torna e dunque gli spazi di agibilità aperti sono un solido punto di partenza per nuove conquiste. Gli apparati di potere e soprattutto l’ala ultra-conservatore del regime dal loro canto stanno preparando le prossime mosse tenendo conto o meglio temendo quei milioni di uomini e donne che hanno rotto gli indugi uscendo in strada e consci del fatto che la futura sopravvivenza del regime dipenderà molto dalla piega che prenderanno gli avvenimenti di queste settimane.

 

di Omid Firouzi
dottorando all'università di Urbino

 

Ciao Neda.....

NEDA SOLTANI
Una giovane ragazza iraniana, morta UCCISA, ieri , 20 Giugno a Tehran,da un proiettile sparato da un assassino in divisa...

globalproject

foto da repubblica.it


i Rom tornano al campo di via Centocelle!

Generale — Inviato da horusoccupato @ 13:12

ROM: NON E´ UNA QUESTIONE DI ORDINE PUBBLICO

20/ 06/ 2009


Questa mattina i rom che due giorni fa avevano occupato l´ex deposito Heineken in via dei
Gordiani 40, per reagire alla minaccia di sgombero, hanno deciso di tornare al  campo di via di Centocelle.

La decisione è stata presa dopo l´intervento del Prefetto, della Questura e del Comune di Roma che, dopo avere definitivamente bloccato lo sgombero, hanno garantito l´apertura di un tavolo formale lunedì mattina per trovare una soluzione abitativa a tutti gli abitanti del campo, 300 persone in tutto.

Prima di rientrare nell´insediamento di via di Centocelle, il Comune ha provveduto a portare l´acqua, 10 bagni, i cassonetti e a ripulire la zona dai rifiuti. Nei prossimi giorni verrà predisposta la derattizzazione dell´area.

E´arrivato dunque un segnale differente, ma è evidente che a partire dalla vicenda dei rom di via di Centocelle la città tutta deve alzare la testa per ribellarsi alle politiche di ghettizzazione nei campi e chiedere per i rom un´accoglienza diversa.

La lotta che la comunità di via di Centocelle porta avanti da diversi mesi per il diritto alla casa e alla dignità proseguirà perché non è sufficiente migliorare le condizioni nei campi per vivere decentemente. Così come proseguirà la battaglia per rimanere all´interno del territorio nel quale questa comunità si è inserita, come dimostra il meccanismo di solidarietà che si è sviluppato intorno all´occupazione in questi giorni, a partire dal Municipio VI e dalle scuole, frequentate regolarmente dai bambini fuori dalle logiche assistenzialiste presenti in molti campi.

Lunedì mattina alle ore 12 chiederemo al Prefetto di avviare un ragionamento generale sull´accoglienza e sulle richieste sollevate con l´occupazione di via dei Gordiani: il diritto alla casa prima di tutto, negato a migliaia di italiani e di migranti in questa città, e il diritto a rimanere sul territorio per non disperdere il percorso di inserimento sociale avviato da questa comunità in maniera autorganizzata.

 
Rom e Romnì di via di Centocelle
Blocchi Precari Metropolitani
Associazione Popica onlus

foto da eidonpress

globalproject


Occupazione Rom

Generale — Inviato da horusoccupato @ 13:06
SIAMO ROM, NON SIAMO NOMADI: CI PRENDIAMO LA CASA

Roma: contro il pacchetto (in)sicurezza, diritti e accoglienza per tutti!

18/ 06/ 2009

Oggi è una giornata importante.

Doveva essere il giorno del nostro ennesimo sgombero mediatico senza soluzioni alternative, per mano di militari mandati dal Comune di Roma e invece...

Siamo 100 rom e romní della Romania, da anni costretti a vivere nelle fatiscenti baracche di via di Centocelle senza acqua ne luce, assediati dai ratti. Siamo giovani donne e uomini che hanno davanti ancora tutta la vita, la metà di noi non é ancora maggiorenne e frequenta le scuole del municipio VI con il massimo delle presenze e un ottimo profitto. Già da mesi abbiamo intrapreso un percorso per rivendicare il nostro essere rom, ma non nomadi, come tutti i media raccontano senza conoscerci. E così abbiamo iniziato a lottare per il nostro diritto ad un'esistenza degna, dentro le case e fuori dai campi ghetto che stanno progettando per noi.

Siamo cittadini comunitari e questo ci dà il diritto a stare liberamente nel territorio in cui viviamo ma vogliamo farlo nel rispetto delle nostre persone e della nostra sicurezza. Grazie all'aiuto di un'associazione gadgè (non rom), abbiamo intrapreso percorsi di auto-recupero di direzione opposta all'assistenzialismo che ha sempre cercato di proporci chi, sulla nostra pelle, continua a fare la propria fortuna.

Siamo scesi nelle strade del quartiere durante la Mayday 2009, attraversandole con uno striscione sul quale era scritto: "SIAMO ROM, NON SIAMO NOMADI. VOGLIAMO LA CASA". Ci siamo inseriti in percorsi di lotta con altre realtà italiane e migranti della città che vivono la nostra stessa emergenza abitativa.

Oggi abbiamo scelto di "riqualificare" (vogliamo usare il termine con cui di solito le istituzioni chiamano gli sgomberi dei rom come noi) un edificio da tempo abbandonato su questo territorio per costruirci la nostra nuova esistenza. L'abbiamo fatto su questo territorio perché qui abbiamo costruito i nostri ottimi rapporti col quartiere, in modo particolare con le scuole, dove esigiamo che i nostri figli continuino ad andare. Siamo gente onesta, siamo lavoratori e lavoratrici senza diritti che contribuiscono alla ricchezza di questa città e di questo paese. Oggi iniziamo a vivere dentro una casa perché i campi sono prigioni-discariche a cielo aperto e noi non siamo né bestie né prigionieri.

Chiediamo pertanto alle istituzioni competenti l'immediato blocco di tutti gli sgomberi degli insediamenti rom della Capitale fino all'attuazione di un piano di edilizia residenziale pubblica che consenta anche ai rom il passaggio dal campo alla casa per chi sceglie la vita stanziale. Come previsto, tra l'altro, dall'art.7 della Legge regionale del Lazio n.82 del 24-5-85.

Oggi noi abbiamo iniziato a rivendicare il nostro diritto a R-esistere.

Rom e Romnì di via di Centocelle
Blocchi Precari Metropolitani

foto da eidonpress

globalproject


Frati dimettiti....

Generale — Inviato da horusoccupato @ 12:39
Frati con la divisa


Potremmo dilettarci ore sul ruolo di Gheddafi, sulla sua visita, sulla sue
scorribande in città, sui suoi ritardi, sulle sue letio magistralis, sulla sua
tenda, sul fatto che sia un dittatore e/o un nemico degli yankee, rimane il
fatto che le sue apparizioni sono state accompagnate da un´inaccettabile
militarizzazione e che gli accordi che è venuto a stringere sono da
"respingere".

Tutti invece hanno fatto a gara per compiacerlo. Da Berlusconi ad Alemanno,
dalla Marcegaglia a Frati. E tutto questo si ripeterà a luglio, quando l´
ineffabile colonnello "anticolonialista" siederà al desco dei grandi della
terra, o meglio dei responsabili della crisi.

Gli studenti alla Sapienza si sono sfilati dal coro e hanno tracciato ancora
una volta una forte avversione alla realpolitik rompendo il tentativo di
normalizzare militarmente il dissenso, come già accaduto con il protocollo
regola cortei. Come in quella occasione, giovedì scorso siamo stati ancora una
volta al fianco degli studenti e chiediamo a tutti e tutte in questa città di
covare intolleranza contro le forme del controllo e le spinte securitarie.

Il voto sul pacchetto sicurezza sarà lo spartiacque. Costruire insieme una
potente mobilitazione in Senato è necessario per respingere al mittente la
svolta autoritaria che il governo Berlusconi sta tentando di imporre nel
paese.

Ci vediamo in città!


Roma, 15 giugno 2009

Blocchi Precari Metropolitani

Foto da eidonpress..

 


Stupro a Bufalotta!

Generale — Inviato da horusoccupato @ 11:40

CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE:

CASA, REDDITO E DIRITTI PER TUTTE

 

Nella notte fra il 2 e il 3 giugno una donna di 34 anni è stata stuprata mentre rientrava nella sua abitazione a Bufalotta.

Questa volta lo stupratore ha agito con il volto coperto, pare si tratti di un uomo italiano.

Nei mesi scorsi a Roma si sono ripetuti numerosi episodi di violenza contro le donne, utilizzati strumentalmente per aizzare la guerra contro i migranti.

Invece che affrontare l´emergenza culturale in un paese in cui il maschilismo e il patriarcato legittimano la violenza maschile (l'80 per cento delle violenze avviene dentro le mura domestiche), in un sistema economico che precarizza le nostre esistenze, il governo Berlusconi utilizza la retorica della "sicurezza", per varare provvedimenti razzisti e xenofobi che nulla hanno a che fare con  la lotta contro la violenza sulle donne. E' certo che le ronde militari o civili nelle strade non ci tutelano dai maschi che, dentro casa, violentano mogli, figlie, ex fidanzate.

E mentre si militarizzano le città, in un paese consegnato a una cultura sessista (basta dare un'occhiata ai programmi tv o alle pubblicità), il governo vara il "pacchetto sicurezza" e taglia i fondi ai centri antiviolenza come ai servizi sociali.

La violenza contro le donne non ha passaporto, è maschile. Si tratta di un fenomeno che attraversa tutte le culture, tutti gli strati sociali. Il problema della violenza sulle donne è legato a una cultura di dominio maschilista che segna ancora le relazioni sociali nel nostro paese. Le donne straniere, tra tutte, vivono un doppio problema, perché se non hanno il permesso di soggiorno non possono difendersi e denunciare.

Per tutte manca la certezza del reddito, la certezza di una casa, persino la certezza dell'assistenza sanitaria. Con il nuovo pacchetto sicurezza non si sa neppure se i centri antiviolenza potranno accogliere per via legale le cittadine straniere senza permesso di soggiorno.

Come abitanti di questo territorio crediamo che la sicurezza non passi per la militarizzazione e il controllo sociale. La nostra libertà la difendiamo insieme autorganizzando la nostra vita, non la deleghiamo né a un poliziotto né a un sindaco con la croce celtica al collo. Abbiamo bisogno di servizi, di scuole, di strade illuminate, di condividere spazi di socialità dove elaborare una cultura differente dello stare insieme, a partire dai linguaggi con i quali donne e uomini sperimentano forme di convivenza, basate sul riconoscimento delle differenze - prima fra tutte, quella di genere - e sul pieno riconoscimento dell´autodeterminazione delle donne.

Non serve il pacchetto sicurezza, non servono ronde né telecamere, non abbiamo bisogno di altro controllo ma di diritti.


Vogliamo la libertà di andare dove vogliamo, la libertà di conquistare i nostri diritti.

Contro la violenza maschile sulle donne, contro il sessismo e il patriarcato, contro il razzismo e la società del controllo

 

Casa, reddito, cultura, diritti per tutte.

 

Guai a chi ci tocca!

 

 

Blocchi Precari Metropolitani- Volonté occupato

 

La felicità non si paga si strappa: 2 anni!

Generale — Inviato da horusoccupato @ 10:16

 H O R U S S P O T

  

 


No al pacchetto sicurezza- No G8

Generale — Inviato da horusoccupato @ 12:49

 

 

 

Roma - Intolleranti al razzismo - No Border No G8

San Papier santo subito! - Blitz della Rete No G8

Roma - Venerdì 29 maggio 2009

Blitz e azioni dislocate nella città ospitante il G8 sull’immigrazione. Questa mattina blitz alla sede dell’anagrafe, poi azione alla Marina Militare, infine apparizione di San Papier a Santa Maria Maggiore. Fermati e denunciati per manifestazione non autorizzata cinque attivisti, un italiano e quattro migranti.

Oggi apre i lavori il G8 dei ministri degli interni e della giustizia che si occuperà di immigrazione e sicurezza. Gli 8 “grandi” si apprestano a varare misure liberticide e razziste, per scaricare il costo della crisi economica sulla pelle dei e delle migranti e di tutti noi. In particolare, in Italia, l’imminente approvazione del “pacchetto scurezza” con l’introduzione del reato di clandestinità consegnerà ancora di più al ricatto e allo sfruttamento fette consistenti della popolazione delle nostre città.

L’intenzione del governo italiano, in linea con il resto dei paesi del G8, è quello di mettere fuori legge la libertà di movimento. L’approvazione del “pacchetto sicurezza” renderà l’intero territorio nazionale una “zona rossa” per i migranti e non solo. Per questo oggi noi, migranti e italiani, abbiamo occupato la Chiesa di Santa Maria Maggiore.

Se passeranno questi provvedimenti razzisti, migliaia di persone che già vivono e lavorano sul territorio italiano saranno costretti a occupare chiese in tutta Italia, per vedere riconosciuta l’inalienabilità del diritto di esistere liberamente, oltre ogni frontiera.

Oggi nella basilica di Santa Maria Maggiore, collocata all’Esquilino, il quartiere multietnico di Roma, abbiamo portato l’immagine di San Papier, il santo dei profughi, dei richiedenti asilo, dei migranti che attraversano ogni giorno le frontiere in cerca di un futuro migliore, molto spesso a costo della vita.

No G8 - Stop pacchetto sicurezza

Siamo tutti clandestini

O.I.M.

Ministero della Marina

Ponte Galeria

Basilica Santa Maria Maggiore

Piazza di Spagna

Globalject.info

 


La Felicità non si paga si strappa!

Generale — Inviato da horusoccupato @ 13:14

Roma 25 maggio, ore 17.00 - Assemblea pubblica con rappresentanti istituzionali di Provincia e Regione presso l'Horus liberato 2.0 - piazza Sempione

 

Appello:

Liberi dalla rendita, libere dal controllo

Autogestione, autonomia, autogoverno.
Sono passati due anni dal primo giugno 2007, dalla liberazione dell’ex Horus club di piazza Sempione, che rischiava di diventare l’ennesima speculazione commerciale della città. Due anni intensi di chi ha scommesso sull’autonomia dei movimenti come bussola collettiva nella crisi della rappresentanza e nella crisi globale. Due anni di conflitto sociale e indipendenza politica, contro la rendita e per la riconquista di reddito. Due anni di case occupate e produzione culturale, diritti di cittadinanza e nuovo antifascismo, difesa dei beni comuni e diritto allo sport. Due anni di sperimentazione contro la precarietà e welfare dal basso. Due anni che hanno cambiato le mappe della metropoli e la nostra vita.

Ma anche due anni di resistenza alle politiche di controllo, culminati il 12 dicembre 2008 con la liberazione di Horus dopo 54 giorni di occupazione militare da parte di carabinieri e «contractors», pagati dalla proprietà Gemini. Il sindaco con la celtica al collo si è dovuto rimangiare le parole pronunciate la mattina del 21 ottobre: «Oggi inizia un lungo periodo di sgomberi», aveva detto, gongolante, Alemanno. E invece, non solo abbiamo riconquistato uno spazio per tutti, ma abbiamo attaccato la rendita liberando stabili in tutta la città e avviando progetti abitativi, sociali e culturali. Insieme agli altri movimenti abbiamo riaperto uno spazio di conflitto dentro e contro la nuova governance della destra.

Con la stessa determinazione ci prepariamo a questo secondo compleanno, consapevoli dei rischi e delle opportunità del momento. Da una parte, la forza dei movimenti sociali che vogliono far pagare la crisi a banche e multinazionali, contro un G8 che tenta la carta disperata del vertice abruzzese, utilizzando la tragedia del terremoto per una legittimazione impossibile. Dall’altra, una politica di controllo e repressione sempre più intensa che, a partire dalla condizione migrante, prova a cancerizzare l’intera società. In questo senso, le norme razziste del pacchetto sicurezza intendono colpire tutti coloro che si battono per i propri diritti.

Proprio in questi giorni, la vicenda Horus è tornata sul tavolo del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, preludio politico ad un nuovo, probabile, tentativo di sgombero. La stupidità di questi signori non riuscirà a spezzare le nostre passioni. L’Horus liberato è uno spazio meticcio animato da studenti, precarie, migranti, apolidi senza nazionalità, persone che affermano il diritto alla libera scelta e all’autodeterminazione sessuale. Noi non abbiamo paura, pronti come sempre a giocarci tutto per tutt*.



Vogliamo festeggiare due anni di resistenza promuovendo tre tappe di incontro, socialità e azione diretta:

Lunedì 25 maggio, alle 17, assemblea pubblica «Due anni di Horus: autonomia, produzione culturale, nuovo welfare», a cui parteciperanno gli assessori regionali al bilancio, al lavoro e alla cultura, consiglieri provinciali e regionali.

Giovedì 28, venerdì 29 e sabato 30 maggio, mobilitazione contro il G8 dei ministri dell’interno e della giustizia.

Sabato 6 giugno, dal pomeriggio fino all’alba, happening culturale e musicale non stop.


La felicità non si paga, si strappa.

Horus Liberato 2.0

21 maggio 2009



Rete noG8 - Roma....

Generale — Inviato da horusoccupato @ 12:54

Appello 28-29-30 Maggio contro il G8 su immigrazione e sicurezza a Roma

Roma - Giovedì 14 maggio 2009

Intolleranti al razzismo
Per abbattere muri e frontiere.
Per una cittadinanza globale

Nabruka Mimuni, questo è il nome della donna che si è tolta la vita nella notte tra il 6 e il 7 maggio nel lager di Ponte Galeria, alle porte di Roma. 227, le persone delle quali non conosciamo il nome né la sorte respinte verso la Libia nella stessa notte, inaugurando la linea dura del ministro Maroni sui respingimenti in mare. Inutile parlare di diritti umani inviolabili, illusorio appellarsi a una qualche convenzione internazionale, insufficiente erigersi a difesa della Costituzione italiana.

Classi separate, autobus separati, medici spia, presidi spia, reato di clandestinità, sindaci sceriffo, “sicurezza partecipata”, esercito nelle strade, militarismo civico, checkpoint metropolitani: il mondo intorno a noi sembra evolversi rapidamente in un’escalation di razzismo e violenza istituzionale che mirano a stringere tutte e tutti noi nella morsa della paura, dello sfruttamento e del controllo. Il governo blinda il pacchetto sicurezza. Berlusconi non vuole un’Italia multietnica e lo spettro dell’apartheid si fa realtà.

Le politiche razziste e securitarie sono pratiche di governo nella crisi economica. In assenza di politiche anticrisi l’unica risposta è la sicurezza che si traduce nella riduzione di libertà e diritti. Come fermare altrimenti le resistenze se non ingabbiando (preventivamente) la società, producendo separazione e odio razziale? Queste misure colpiscono in particolare i/le migranti ma riguardano tutt* e puntano a dividere e a rompere i rapporti di solidarietà tra le persone, alimentando la paura e rendendo tutt* più ricattabili.

Ma il futuro non è scritto. Le rivolte nei centri di detenzione per migranti (CIE), da Lampedusa a Torino, da Milano a Ponte Galeria, accendono un fuoco di speranza e libertà. Le voci e le mobilitazioni contro il pacchetto sicurezza gridano che sono molt* a sfidare la paura. Le lotte sociali non si fermano, anzi si moltiplicano.

È urgente nelle prossime settimane moltiplicare azioni e manifestazioni per rendere visibile l’indignazione e la rabbia nei confronti di un governo sempre più razzista Il 23 maggio a Milano ci sarà un’importante manifestazione nazionale della campagna "Da che parte stare", contro la crisi, contro il razzismo e per i diritti dei migranti.

Tra il 28 e il 30 maggio si terrà a Roma il G8 dei ministri della giustizia e degli interni, che discuteranno di sicurezza, crisi e immigrazione. A presiederlo sarà il ministro razzista Roberto Maroni. Saranno in 8, solo in 8. Vorrebbero gestire la crisi sulla nostra pelle, laddove la politica economica non offre soluzioni, laddove il capitalismo traballa, laddove la crisi è globale e non conosce frontiere, la loro risposta è approfondire le differenze, contenere chi si ribella e chi lotta per la propria dignità.

E’ arrivato il momento di far convergere le nostre lotte, le lotte dei migranti, degli studenti, di lavoratori e lavoratrici precar* che si ribellano a un mondo fatto di sbarramenti e frontiere, di muri e razzismo feroce. Queste lotte stanno costruendo una rete di resistenze alla crisi, al pacchetto sicurezza e al G8 di fine maggio, che intende ratificare provvedimenti già operativi da tempo. Sui nostri corpi, sulle nostre vite, contro i nostri diritti.

Per questo facciamo appello a costruire una settimana di mobilitazioni che dal 23 maggio a Milano passi per due giornate di azione decentrata il 28 e 29 maggio e per la manifestazione globale di Roma del 30 maggio.

Per contestare le politiche razziste e liberticide del governo del mondo, laddove il razzismo non guarda solo al colore della pelle, ma vuole colpire trasversalmente tutt* coloro che reclamano diritti, reddito, casa, cittadinanza, libertà di movimento.

Contro il pacchetto sicurezza e le leggi razziste Per la chiusura dei CIE in Italia, in Europa e in tutto il mediterraneo L’unica sicurezza che vogliamo è la libertà Contro frontiere e muri, per la libertà di movimento Siamo tutt* clandestin*, la cittadinanza che vogliamo è globale

Domenica 17 maggio, ore 17,00 al Volturno, via Volturno, Roma.
Assemblea pubblica - cittadina - globale.

Giovedì 28 e Venerdì 29, Giornate di azioni decentrate.

Sabato 30, Manifestazione globale contro il G8, Roma
Verso la mobilitazione contro il g8 di luglio. Noi la crisi non la paghiamo!

Rete noG8 - Roma

www.globalproject.info

Music Against Racism

Generale — Inviato da horusoccupato @ 13:52


Circolo di Willis Libero!

Generale — Inviato da horusoccupato @ 18:50

CIRCOLO DI WILLIS LIBERO!


Mercoledì 6 maggio gli studenti e le studentesse libereranno ancora una
volta uno spazio nel dipartimento di igiene. Dopo lo sgombero del Circolo di
Willis questa è la sola risposta che il governo Frati poteva ricevere: tutti
insieme, con gli studenti e le studentesse di medicina in liberazione, per
liberare il Circolo di Willis.


Uno spazio autogestito dove vivere altra socialità, praticare libertà e
produrre saperi in autonomia, per sfuggire alle maglie del controllo operato
dal governo dell'università, per resistere a chi ci vuole ridurre a mere
unità produttive.

Per continuare ad essere ancora meravigliosamente incompatibili.

Dimostreremo per l'ennesima volta che insieme siamo inarrestabili ed
imprendibili.

Segui le impronte e libera uno spazio!


*APPUNTAMENTO H13 ALLA MINERVA*



OMNIA SUNT CO.M.UNI.A.! (cospirazione metropolitana per l'università
autogestita)



PROGRAMMA:


06mag

H13 >> appuntamento alla minerva

H16 >> assemblea di movimento "Libertà di spazi e normalizzazioni nelle
metropoli del controllo" (intervengono: Bartebly (BO) HorusLiberato2.0, via
induno (RM))

H21 >> proiezione "L'Onda"

H22 >> Musikaperitiv! with Tribraco (jazz elettriko)


07mag

NOTTE BIANCA DELL'ONDA


dalle 16 mostre selvaggiamente disperse per il dipartimento (liberato) di
igiene

Performance teatrali

Empatia Venefica + Apostoli di Strada

HarkomRecords (dancan)

KernelPanik (viper)


08mag

H16 >> incontro "Rifiuti e nocività, racconti dalla mondezza"

(interviene: coordinamento noinceneritore d'albano)


11mag

H17>> seminario "psichiatria è/e psicoterapia"

(a cura del prof. Gabriele Cavaggioni)


13mag

H16>> incontro con la carovana di SportSottol'Assedio appena tornata dalla
Palestina

VOGLIAMO SPAZI PER R-ESISTERE



Cinemainprima..

Generale — Inviato da horusoccupato @ 18:47

Unders HorusLiberato 2.0

Generale — Inviato da horusoccupato @ 18:44


Open space all'HorusLiberato 2.0

Generale — Inviato da horusoccupato @ 18:32

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