horusoccupato

LA VETRINA INFRANTA DI WALTER & CO.

comunicati — Inviato da horusoccupato @ 14:17

 

 

Pensavano che sarebbe bastata una mancia di qualche milione di euro per comprarsi anche l’ultimo simulacro di democrazia rappresentativa.

E invece gli è andata male.

Per due giorni, centri sociali, occupanti di case, precari, studenti, comitati e associazioni hanno assediato la sede del consiglio del IV Municipio (zona Montesacro, nord est di Roma), chiamato a dare un parere consultivo sulla delibera 218/07 che, in deroga a un Piano regolatore già moribondo, intendeva regalare 1 milione di metri cubi agli amici di Veltroni: Caltagirone, Toti e Parnasi. Un piano di speculazione immobiliare e finanziaria che, ovviamente, non prevedeva nemmeno una casa popolare, ma soltanto piani di edilizia residenziale privata e di lusso.

  (Continua)

Dalla parte della libertà, dalla parte dell'autogestione

comunicati — Inviato da horusoccupato @ 22:13

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ieri mattina, all'alba, ancora uno sgombero. È toccato al Centro sociale di Parma La Realidad, liberato lo scorso sabato da studenti e precari, occupato per essere restituito alla città, all'uso comune, alla cooperazione sociale diffusa. L'ultimo di una serie, di un'estate senza pace per l'autogestione.

Un fatto che, accompagnato ai deliri securitari e neo-stalinisti dello sceriffo Cofferati, conferma la linea del governo Prodi e del nascituro Partito democratico: chiudere gli spazi di agibilità conquistati con le lotte; rendere criminale tutto ciò che è socialmente, politicamente e culturalmente incompatibile.

Anche a Roma, nella città-vetrina del futuro premier del Pd, non mancano sperimentazioni degne di nota. Umiliati gli ambulanti, arrestati writers e lavavetri, chiuse o militarizzate piazze e strade, accentuate le misure proibizionistiche, tutto in nome di una sicurezza che rende insicura e meno libera la vita di ciascuno.

Una tendenza generale, dunque, sempre più allarmante, sempre più insopportabile.
La nostra solidarietà va ai compagni e alle compagne della Realidad, una solidarietà che porteremo sabato 6 ottobre in piazza a Bologna, al fianco dei compagni e delle compagne di Crash, sgomberati lo scorso agosto. A Bologna, per dire che l'unica sicurezza che vogliamo riguarda il reddito, la casa, gli spazi e la libertà di movimento.

Gli spazi si conquistano, le/i precar* si difendono, gli sceriffi cadono!

Horus Occupato, Astra 19, Esc - atelier occupato


comunicato

comunicati — Inviato da horusoccupato @ 16:43

   Horus Occupato 

La felicità non si paga, si strappa! 

Benvenut@ all’Horus Occupato. Come avrai capito dal nome, sei entrato in uno spazio di conflitto, luogo del possibile e del non ancora, una dimensione precaria tutta in costruzione.  L’ex Horus Club è stato occupato il 1 Giugno 2007 da una rete di precari, studenti e artisti che ha impedito l’ennesima speculazione immobiliare (basta supermercati!), dando vita a un nuovo spazio culturale, sociale e politico di movimento. Dal primo giorno di occupazione stiamo ristrutturando questo spazio – volontariamente e senza nessun finanziamento - per praticare ciò che desideriamo:  un luogo per la  produzione culturale indipendente della metropoli, e un luogo dove organizzare le lotte dei precari per la conquista del diritto al reddito, alla casa, alla formazione, ai servizi. Ma anche un posto per divertirsi e incontrarsi. Insomma, immaginiamo l’Horus Occupato come percorso di riappropriazione di diritti e libertà, spazio di attraversamento di chi vuole trasformare il presente.

                                                                 L’Horus Occupato è il nostro desiderio di rivolta.

 

 

     

comunicato antifascista

comunicati — Inviato da horusoccupato @ 18:25
Da Genova a Roma: la verità la sappiamo!


21 Luglio 2007. Casal Bertone contro ogni fascismo!

Venerdì 20 luglio alle ore 12 Conferenza stampa
presso la sede della Provincia di Roma e della Prefettura di Roma


Sabato 21 luglio a partire dalle 15 in Piazza S. Maria Consolatrice
promuoviamo un pomeriggio e una serata di teatro, mostre, musica
Dalle 22 suonerà la Banda Bassotti e altre band musicali della scena romana.
È incredibile con quanta facilità in questo paese si possa passare da essere aggressori ad essere aggrediti. Con quanta facilità si possa aggredire impunemente e nello stesso tempo assumere il rango di vittime inconsapevoli. Questa pirotecnica mistificazione è accaduta, puntualmente, al seguito dell’ultima aggressione neofascista a Casal Bertone, nella notte tra l’11 e il 12 di luglio scorso.
Un’aggressione a danno delle famiglie dell’occupazione abitativa del Coordinamento cittadino di lotta per la casa. Un’aggressione spietata, come al solito, con l’obiettivo di far male. E qui avviene l’incredibile! La legittima resistenza e la reazione di chi si trovava sul posto diventa elemento sufficiente per cercare di promuovere l’inversione delle parti: dopo i falsi (anche nei numeri) comunicati di Fiamma Tricolore e di partiti e esponenti del centrodestra, il prefetto Serra, contraddicendo la versione degli stessi agenti intervenuti sul posto e del sindaco, difende Fiamma Tricolore, dichiarando che “non erano lì per aggredire”. Il gioco è fatto: per i media nel migliore dei casi si è trattato di una rissa, nel peggiore di un’aggressione da parte dei giovani dei centri sociali.

La verità, lo sappiamo, è una pratica di democrazia, per questo non siamo stati in silenzio e continueremo ad urlare e a dire in modo chiaro: non c’è spazio, in questa città, per formazioni neofasciste, razziste e squadriste!

Non c’è alcuna teoria degli opposti estremismi da giocare sul tavolo della mediazione istituzionale o della chiacchiera giornalistica: esistono movimenti che si battono per i diritti di tutti e per la democrazia; esistono nuove formazioni neofasciste che attentano alla vita di questi movimenti, alla libertà di espressione e di movimento nella nostra metropoli.

I fatti degli ultimi giorni, da Villa Ada all’incendio della lapide di Porta San Paolo (come se non fossero già sufficienti le 160 aggressioni neofasciste degli ultimi due anni), spazzano via ogni retorica dell’equidistanza.

Dopo aver tentato una risposta aggressiva Fiamma Tricolore ha cambiato registro: “siamo una forza politica istituzionale, come tale chiediamo agibilità nel quartiere di Casal Bertone, la politica non si fa con la violenza”. D’improvviso l’arroganza si è trasformata in pacata disponibilità al dialogo (accompagnata da mal celate minacce) e il 21 luglio, il prossimo sabato, Fiamma Tricolore propone un concerto nella sede di Casal Bertone.

Con chiarezza diciamo che il concerto non si deve fare e che la sede non deve riaprire, perchè sede di una forza neofascista e razzista, responsabile di ripetute aggressioni!

Per un governo sinceramente democratico basterebbe l’applicazione della legge Mancino del ’93, ma poi ci ricordiamo le nefandezze a cui abbiamo dovuto assistere in queste settimane: mentre viene alla luce ciò che già sapevamo, la macelleria di Genova e della Diaz, De Gennaro viene promosso Capo di gabinetto del Viminale. Come dire: “solo i migliori macellai verranno promossi!”.

Così come, negli ultimi mesi, abbiamo visto le aggressioni neofasciste procedere impunite: dal ritardo continuo nell’intervento delle forze dell’ordine (ne fa da esempio privilegiato Villa Ada), all’assoluta inesistenza di indagati. Oltre 160 aggressioni, nessun indagato! La parola più giusta è quella di connivenza. Forse scavando più a fondo e ascoltando con attenzione, oltre che con rabbia, gli audio e le telefonate dei giorni genovesi di sei anni fa, è distinguibile un’omogeneità culturale tra forze dell’ordine e neofascisti, omogeneità che dovrebbe far paura non solo ai movimenti, ma a tutte le forze politiche democratiche di questo paese. Un collasso dello Stato di diritto che da Genova ci porta fino a Roma, dove squadracce neofasciste muovono indisturbate e dove, di fronte alla legittima resistenza degli aggrediti, si risponde, come ha fatto il prefetto Serra, difendendo le squadracce.

Sabato 21 luglio, a sei anni dai fatti della Diaz, forse si combatte una battaglia più grande di Casal Bertone, si combatte una battaglia dalla parte della verità, contro quello stato d’eccezione permanente a cui qualcuno sembra volerci destinare, stato d’eccezione, di sospensione della democrazia a cui i neofascisti offrono servizio in modo zelante e scrupoloso.

Invitiamo tutta la città democratica e antifascista a dare una risposta inequivocabile. Invitiamo tutta la città ad invadere le strade e le piazze di Casal Bertone, per dare vita ad una grande giornata contro ogni fascismo.

Antifasciste e antifascisti di Roma

comunicato assemblea pubblica

comunicati — Inviato da horusoccupato @ 12:20

 

La felicità non si paga, si strappa!

conflitti produzione culturale metropoli

Venerdì 13 luglio_ore 17

Incontro pubblico con

Marco Revelli - storico e saggista

Marco Bascetta - il manifesto

Nikolaj Heltoft - Centro sociale Ungdomshuset (Copenaghen)

Sergio Bianchi - DeriveApprodi

Marco Messina – mousike lab (99 posse, nous, resina)

Giovanni Greco - Teatro del Lido, ass. Le Sirene


Dalle 21

Mostra «the Dreamers collection_IN RIOT WE TRUST edition»

Aperitivo elettronico_Dj set di Aendlex


Horus*Occupato

Corso Sempione 21_Montesacro_Roma

www.horusoccupato.noblogs.org
 

«Gli spazi sociali sono le fabbriche del possibile, luoghi comuni

della produzione e della circolazione del sapere, luoghi contemporanei

del conflitto sociale, arcipelaghi metropolitani della libertà.

Non fortini assediati, ma nodi in cui si allacciano le reti di un mondo a venire. Non luoghi chiusi, ma esplosione di stelle che spacca la notte di un mondo divorato dalle passioni tristi. Attraversarli è intravedere il futuro».

5 marzo 2007, Copenaghen. Alle prime luci dell’alba, decine operai con i volti coperti e scortati dalla polizia iniziano i lavori di demolizione del Centro Sociale Ungdomshuset di Copenaghen, sgomberato quattro giorni prima. Il governo danese tenta in questo modo di cancellare 25 anni di iniziative, di lotte di proposte culturali della “Casa della gioventù”. Per più di una settimana migliaia di giovani, e non, scendono in strada, bloccano la città, occupano la sede del partito socialdemocratico, si scontrano con la polizia. Centinaia di persone vengono fermate e arrestate.

Un fuoco improvviso squarcia il velo consolante della socialdemocrazia nordeuropea. Il vecchio continente riscopre la potenza degli spazi occupati e autogestiti, luoghi di attraversamento della nuova composizione metropolitana, flessibile, precaria, in continua formazione. Il fuoco non si ferma e arriva fino a Rostock, accendendo la protesta contro il vertice abusivo del G8 e il tour europeo del criminale di guerra G.W. Bush.

Negli ultimi dieci anni, sicuramente in Italia e in Europa, l’affermazione dei movimenti globali antiliberisti è legata strutturalmente a una sedimentazione antica, diffusa, articolata, differente dei Centri sociali.

La storia degli spazi occupati e autogestiti è la storia di una ricchezza produttiva, culturale e politica che ha mutato il volto delle città, che ha aperto nuove frontiere nei conflitti sociali metropolitani. Conflitti che hanno messo al centro le nuove figure precarie che vivono e attraversano questi spazi ribelli, che lavorano nelle reti lunghe dell’economia immateriale, nei circuiti della cultura, della comunicazione, dei servizi, dello spettacolo. Conflitti che non rimandano a nessun futuro radioso, ma che sperimentano ogni giorno forme di vita cooperative e autonome, consapevoli sia della propria ricchezza sociale che dei meccanismi di sfruttamento neoliberisti.

Dentro questa tensione politica e sociale è nata l’occupazione dell’ex Horus club. L’Horus occupato è un ibrido, e tale vogliamo che resti, man mano che i calcinacci spariscono dalla vista, e mani esperte rimettono in sesto gli impianti elettrici e i servizi igienici e i palchi vengono ricostruiti. Il conflitto che abbiamo aperto con l’occupazione del 1 giugno '07 contiene dentro di sé tre aspetti, che pensiamo vadano tenuti insieme.

E’ un conflitto per restituire al «pubblico» uno spazio privato che stava per essere trasformato in supermarket, trasformandolo in «bene comune» per l'intera città di Roma.

E’ un conflitto per costruire un luogo di produzione culturale indipendente, nella gestione, nelle forme organizzative, nei contenuti prodotti e distribuiti, e che intravede nella composizione precaria della cultura, dello spettacolo, della comunicazione e della formazione una possibilità di costruzione di nuovi diritti e di nuove forme di vita.

E’ un conflitto che esprime uno spazio autonomo di movimento, che immagina la Rete come sfida organizzativa delle nuove soggettività metropolitane e non come forma organizzativa minore, afona, debole. Spazio di movimento che attacca la precarietà di vita a partire dalla riappropriazione degli spazi, dei saperi, delle conoscenze.

Uno spazio pubblico autonomo al tempo della guerra globale permanente e della crisi irreversibile della rappresentanza politica: guerra come dispositivo generale di controllo e di comando sulla società, sulla cooperazione, sui corpi. Sulla vita. E’ all’interno di questo circuito che si pone, dentro il nostro tempo - dominato da «passioni tristi», tra cui, per citarne solo alcune, l’«etica del lavoro», le pulsioni «securitarie» e la difesa della famiglia patriarcale - la domanda sempre aperta attorno al nesso tra politica e cultura.

«Produzione indipendente» è, negli ultimi due decenni, divenuta una denominazione diffusa a livello mondiale, che identifica etichette discografiche, festival e case di produzione cinematografica, teatro, case editrici, media. Il nome, da un lato è andato sostituendo ciò che un tempo veniva definito «underground», sottosuolo libero e ribelle della cultura di massa, che sfugge alle convenzioni artistiche e rifiuta l’adeguamento agli standard commerciali. Una nuova denominazione che sta a significare il consolidarsi in forme permanenti di uno stile produttivo che non accetta di definirsi solo come negazione dei modelli di produzione «mainstream», ovvero non si accontenta della orgogliosa rivendicazione del proprio carattere marginale.

La «produzione indipendente» è «copyleft» per sua stessa natura o, meglio, è il correlato dal lato della produzione di ciò che il copyleft è dal lato del diritto di proprietà intellettuale. La libera riproduzione e la libera circolazione di materiali audiovisi, testuali, musicali non è pirateria, ma condizione di una produzione e di un consumo culturale condivisi, concatenati, comuni.

L’Horus occupato è un ibrido, altrimenti non sarebbe nato. L’incontro che ne ha reso possibile l’apertura agli abitanti della metropoli è un incontro di più ricerche, singolari e comuni.

Come costituire forme di autorganizzazione dei precari in grado di affermare nuovi diritti?

Come fare la stessa cosa con i cittadini di un territorio, di un quartiere?

Come costruire percorsi innovativi che affrontino le questioni ineludibili della autovalorizzazione produttiva, delle economie e del reddito, smarcandosi dal vortice autosfruttamento-autogestione della miseria-degenerazione mercantile?

Come costruire «spazio pubblico» senza appiattirsi sull’elemento formale della partecipazione, ma valorizzando il «pensiero divergente» e la messa in discussione dell’esistente?

Queste sono solo alcune delle domande che hanno dato vita all’Horus occupato e continuano a riecheggiare e a trasformarsi in questi giorni. In altri termini, ciò che siamo, o, meglio, ciò che diveniamo, è reso possibile da un circuito: i movimenti non sono solamente la «pista di decollo» delle produzioni culturali indipendenti, e neppure l’«ambiente» entro cui le medesime trovano vita in attesa di istituzionalizzazione ma loro elemento costituente, che nutre la produzione culturale, e, a sua volta, ne viene plasmato e ridefinito.

Abbiamo liberato uno spazio «privato» perché crediamo che la ricchezza «di pochi» è frutto del lavoro sociale «dei molti» che non hanno diritti.

Abbiamo deciso di riaprire la questione degli spazi sociali proprio quando il Comune di Roma, in sintonia con le politiche di «sicurezza» di altre amministrazioni «democratiche», apre un’offensiva per la riforma dall’alto, peggiorativa, della Delibera 26 (delibera che regolava l'utilizzo sociale e culturale del patrimonio comunale), che dieci anni fa sanciva un ciclo di lotte e di conquiste dei centri sociali, dei comitati e delle reti associative romane. Una norma, di fatto, mai applicata nei termini specifici, ma che rappresentava un punto di difesa collettivo per tutti gli spazi occupati, sia pubblici che privati.

Vogliamo costruire uno spazio pubblico di produzione e conflitto metropolitano. E lo facciamo ora, dentro un percorso di autonomia politica e di movimento, nella città del «Patto sulla sicurezza» di Veltroni e Serra, nel paese del governo di centrosinistra che finanzia guerre e produce precarietà. Vogliamo continuare la lotta per trasformare la città.


La felicità non si paga, si strappa.

7 luglio 2007 Horus_Occupato

<sinapsi metropolitane>

Corso Sempione 21_Montesacro_Roma

http://horusoccupato.noblogs.org

 


Comunicato no bush no war day

comunicati — Inviato da horusoccupato @ 19:28

Comitato 9 giugno

Comunicato no bush no war day

Sabato 2 giugno 2007

No Bush-No War Day

Contro la guerra permanente di Bush Contro l’ interventismo militare del governo italiano

Si terrà sabato 9 giugno il corteo convocato a Roma da un’ampia coalizione di reti, associazioni, sindacati di base, centri sociali forze politiche che hanno promosso il No Bush-No War Day. La manifestazione partirà alle ore 15 da piazza della Repubblica per arrivare fino a piazza Navona. Si tratta di un primo importante risultato che consente di affermare il diritto all’ agibilità politica del centro di Roma anche nel giorno della venuta di Bush. Non ci saranno quindi nessuna zona rossa ne blindature della città.
 (Continua)

comunicato horus occupato

comunicati — Inviato da horusoccupato @ 14:31

La felicità non si paga, si strappa

Questa mattina - 1 giugno 2007 - una rete di collettivi politici, studenti, precari dello spettacolo, musicisti, teatranti ha deciso di liberare lo spazio dell‚ex Horus di Corso Sempione 21, a Roma, abbandonato da più di tre anni. Succede nella città della crescita record (Pil al 4%), delle vetrine culturali, dei grandi eventi, della speculazione immobiliare e delle cattedrali del consumo. Succede nella metropoli del lavoro precario dell‚economia «immateriale», della cultura, della comunicazione, dei servizi, dello spettacolo.

Succede in un quadrante della città segnato dalla presenza di decine di immobili, pubblici e privati, abbandonati a se stessi e alla speculazione. In un municipio di 200 mila abitanti che, a parte l‚esperienza di alcuni centri sociali autogestiti, ospita un solo cinema e nessuno spazio pubblico per la produzione culturale indipendente. L‚elenco della vergogna, della corruzione pubblica e della speculazione privata è lungo. Tre esempi: l‚ex cinema Astra di viale Jonio, l‚ex Gil di viale Adriatico, l‚ex poligrafico di Stato di via Cimone. Abbiamo restituito questo luogo alla città per sventare il rischio dell‚ennesimo supermercato che distrugge il territorio e le relazioni del quartiere.

Viviamo nella città luccicante della Festa del cinema, della Notte bianca, dell‚Estate romana, dell‚equidistanza veltroniana che assegna sedi a gruppi neofascisti, ma che non concede nulla in termini di spazi, diritti e risorse a chi, senza sponsor e senza lobby politiche, produce cultura, innova linguaggi, sperimenta nuove forme di socialità e di comunicazione, crea valore. Siamo parte di quelle reti precarie di artisti, tecnici, gruppi teatrali, crew, mediattivisti, registi e musicisti autoprodotti, giocolieri, graffitari, hackers che contribuiscono in maniera determinante alla ricchezza metropolitana, che riempiono tutti i vuoti, tutti gli interstizi della città, anche in tempi di dimezzamento dei fondi per lo spettacolo.

La storia degli spazi autogestiti di questa città è la storia dei conflitti che sperimentano ogni giorno forme di vita cooperative e autonome, che ridisegnano dal basso la città, che affermano nuovi diritti, che difendono i beni comuni. Laboratori permanenti delle nuove figure del lavoro precario metropolitano che reclamano reddito, casa, servizi, saperi e cultura.

Oggi liberiamo questo spazio in stretta connessione con i movimenti europei che a Rostock contesteranno il vertice abusivo del G8 e le politiche di guerra neoliberiste. Oggi conquistiamo un nuovo spazio per contrastare il vento proibizionista, familista, patriarcale e securitario del governo Prodi e dei sindaci di centrosinistra, ormai trasformati in questori, quelli che vogliono inviare i carabinieri nelle scuole. Oggi inauguriamo il percorso che ci porterà, il prossimo 9 giugno, a dare il nostro «benvenuto» allo psicopatico criminale di guerra G.W. Bush. «Push Bush Out!» Oggi si apre il countdown in vista del 16 giugno, Gay Pride 2007, per riaffermare con forza che la nostra unica legge è il desiderio.

Vogliamo riprenderci uno spazio pubblico di produzione e conflitto metropolitano. E lo facciamo ora, dentro una scelta di autonomia politica e di movimento, nella città del «Patto per la sicurezza» di Veltroni e Serra, e nel paese governato da chi finanzia guerre e produce precarietà. Lo facciamo ora mentre l‚amministrazione demolisce la Delibera 26 per attaccare il patrimonio di lotte e di conquiste dei centri sociali. Vogliamo continuare la lotta per trasformare la città. La felicità non si paga, si strappa.

1 giugno 2007 @ Roma HORUS Occupato

Connessioni Metropolitane


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